La settimana scorsa ho preso una decisione importante: ho venduto quasi 40.000 euro di ETF.
Viviamo in un contesto tutt’altro che tranquillo. Il 2025 è stato finora caratterizzato da mercati instabili, continui scossoni sui listini e una forte incertezza geopolitica. Ogni notizia sembra in grado di far reagire i mercati in modo sproporzionato, soprattutto quando arriva dagli Stati Uniti.
A questo si aggiunge un dollaro in progressiva svalutazione, che per noi investitori europei rappresenta un ulteriore elemento di tensione.
In uno scenario del genere, prendere decisioni sull’investimento non è semplice.
Ma come spesso accade in finanza, le cose non sono sempre come sembrano.
In questo articolo voglio raccontarti cosa è successo davvero, perché ho venduto… e soprattutto cos’altro ho fatto.
Quando i mercati sono nervosi, l’errore è reagire di pancia
Quando i mercati diventano nervosi e i titoli dei giornali ti bombardano con parole come bolla, crisi, crollo, la tentazione di “fare qualcosa” aumenta in modo esponenziale.
Il problema è che, molto spesso, fare qualcosa sotto la spinta dell’emotività significa fare la cosa sbagliata.
Voglio quindi essere chiarissimo fin da subito: nonostante il titolo possa sembrare un po’ clickbait, questa non è una storia di panico.
- Non è una fuga dal mercato
- Non è un tentativo di fare market timing
È una normalissima, ordinaria storia di manutenzione del portafoglio. Una di quelle operazioni che, se investi da diversi anni, prima o poi anche tu potresti dover prendere in considerazione.
I numeri: cosa ho davvero fatto
Partiamo dai fatti, così togliamo subito ogni dubbio.
- ETF venduti: 36.850€
- ETF acquistati: 37.680€
Questo significa una cosa molto semplice:
- non ho ridotto il capitale investito
- non sono uscito dal mercato
- non ho cambiato il mio profilo di rischio
Ho “semplicemente” riallocato il capitale in un modo che oggi considero più efficiente e più coerente con i miei obiettivi attuali.
Quando la diversificazione diventa complicazione
Quando inizi a investire, di solito parti con un solo ETF. Vuoi tenere le cose semplici.
Poi, con il tempo, prendi confidenza con lo strumento e vuoi godere di quello che viene spesso definito l’unico pasto gratis della finanza: la diversificazione.
E allora aggiungi un altro ETF. Poi un altro ancora.
All’inizio sembrano tutte scelte giuste. Razionali.
Il problema è che negli anni queste scelte si accumulano. E a un certo punto ti rendi conto che il portafoglio non è diventato più efficiente… è diventato solo più complicato.
È esattamente quello che è successo a me. Senza quasi accorgermene, il mio portafoglio era arrivato ad avere 12 ETF.
Alcuni con esposizioni molto simili. Altri che non rispecchiavano più i miei obiettivi. Da qui la decisione: dare una sforbiciata.
I 3 ETF che ho eliminato (e perché)
Partiamo da un punto fondamentale: non ho venduto questi ETF perché fossero prodotti sbagliati. Anzi, sono ottimi strumenti. Semplicemente non erano più allineati alla mia strategia attuale.
1. Vanguard Developed Europe – a distribuzione
Quando avevo inserito questo ETF in portafoglio, il mio obiettivo era generare una rendita da dividendi. In quel contesto, un ETF a distribuzione aveva perfettamente senso.
Oggi però il mio obiettivo è cambiato: voglio massimizzare la crescita del capitale nel lungo periodo. In questo scenario, un ETF a distribuzione non è più lo strumento più adatto.
In più, questo fondo ha una forte sovrapposizione con l’Euro Stoxx 600, già presente nel mio portafoglio. La separazione, a quel punto, era inevitabile.
2. Xtrackers DAX
Questo è stato uno dei primissimi ETF che ho comprato, e negli anni mi ha dato grandi soddisfazioni.
Il problema però è strutturale: un ETF focalizzato su un singolo Paese ha senso solo se inserito in una logica più ampia, ad esempio affiancandolo ad altri ETF nazionali per costruire un equal weight fatto in casa, “alla Coletti” per intenderci.
È una strategia che non ritengo interessante, quindi ho scelto la strada più semplice: ridurre la frammentazione.
3. Vanguard LifeStrategy 60
Il LifeStrategy 60 è un ETF eccellente. Lo dico senza ironia.
Per chi vuole una soluzione estremamente semplice, con una quota azionaria e obbligazionaria predefinite e ribilanciamento automatico, è probabilmente una delle scelte migliori sul mercato.
Il punto è che, anche qui, le mie esigenze sono cambiate. Oggi ho bisogno di più controllo e flessibilità sull’asset allocation. In questo contesto, il LifeStrategy non era più allineato.
Ottimo prodotto, ma non per il portafoglio che voglio oggi.
Con cosa li ho sostituiti
Arriviamo alla domanda chiave: cosa ho acquistato?
Consolidare l’Europa
Eliminando il Vanguard Developed Europe e l’Xtrackers DAX ho tolto un bel pezzo di Europa dal portafoglio. Non perché volessi ridurre l’esposizione europea, anzi.
Ho scelto di sostituirli con UBS MSCI EMU, un ETF ad accumulazione che investe in circa 220 aziende dell’area euro, con oltre 3 miliardi di euro di masse e un TER dello 0,12%.
Questo mi ha permesso di:
- consolidare due ETF in uno
- avere un portafoglio interamente ad accumulazione
- ridurre il rischio valutario (il 50% del Vanguard Europe ha esposizione su valute diverse dall’Euro)
Sostituire il LifeStrategy senza complicare
Per sostituire il LifeStrategy 60 ho separato le due componenti:
- Azioni: ho aumentato le quote del VWCE, un ETF globale che investe in oltre 3.600 aziende nel mondo
- Obbligazioni: ho incrementato l’Amundi Euro Government Bond 7–10 anni, focalizzato su titoli di Stato dell’area euro
Così facendo ho:
- ridotto il numero complessivo di ETF
- guadagnato flessibilità sull’asset allocation
- eliminato esposizioni che non mi convincono, come obbligazioni in valuta estera con cambio coperto
Conclusione: non ho cambiato idea, ho cambiato strumenti
Riassumendo:
- non ho cambiato visione
- ho cambiato solo gli strumenti con cui la applico
La domanda che mi sono fatto è stata molto semplice:
Il mio portafoglio è ancora coerente con i miei obiettivi?
È una domanda a cui non devi rispondere ogni giorno, ma non puoi permetterti di non rispondere mai.
Se questo articolo ti ha fatto venire anche solo un dubbio, allora posso già ritenermi soddisfatto. Abbiamo infatti completato un altro piccolo passo lungo la lunga strada che porta all’indipendenza finanziaria.
Come sempre, ti condivido anche il relativo video YouTube, che puoi vedere tramite il lettore integrato nella pagina, qui di seguito. Buona visione!

in misura minore avevo fatto anch’io una cosa del genere, ma poi ho pensato, chi me lo fa fare a semplificare il portafoglio e renderlo più efficiente se poi che devo pagare il 26% sulla plusvalenza, che sia meglio chiudere un occhio sulla “inefficienza” operativa per preservare quella fiscale e optare a fare ribilanciamento solo con nuovi capitali/prelievo capitali? 👋🏻
Ciao 👋🏼 Se si tratta di piccole “sbavature” sono d’accordo con te. Ma se ogni volta che guardi il tuo portafoglio senti che c’e’ qualcosa che ti stride e che quasi ti da’ fastidio, beh forse allora e’ il momento di passare all’azione.
Anche perche’ e’ vero che pagare le tasse non e’ mai piacevole ma in fin dei conti prima o poi bisogna farlo. E se puntiamo a mantenere il nostro portafoglio attivo per i prossimi 10-20-30 anni allora io preferisco che abbia una struttura molto allineata alle mie esigenze 😀