Immagina una banconota da 100 milioni di dollari che non valga nemmeno la carta su cui è stampata.
E’ quello che è successo nel 2008 nello Zimbabwe, quando i prezzi sono arrivati ad aumentare del 230 milioni per cento!
La banca centrale cercò di rimediare stampando la banconota dei record, con un valore nominale di 100 trilioni di dollari, ma la situazione era talmente fuori controllo che ben presto diventò anch’essa carta straccia. Pensa al paradosso di essere multimiliardario e non poterti comprare nemmeno un pezzo di pane.
Quello dello Zimbabwe è senza dubbio uno dei casi più estremi di quella che viene definita “iperinflazione”, ma anche senza arrivare a questi livelli folli, è importante capire cos’è l’inflazione e perché possiamo definirla il peggiore nemico del risparmiatore, come possiamo difenderci dall’inflazione e come invece la combattono le banche centrali.
Che cos’è l’inflazione?
Possiamo definire l’inflazione come l’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo ed in un certo luogo.
Potremmo ad esempio voler misurare l’inflazione del mese di Luglio negli Stati Uniti d’America, oppure l’inflazione del 2024 nell’Unione Europea.
Per quanto riguarda l’Italia, le misurazioni vengono effettuate dall’Istat, sul cui sito potrai trovare tutti gli aggiornamenti mensili e le serie dati storiche.
Semplificando, possiamo dire che, se ad esempio i prezzi del paniere saranno cresciuti in media del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, allora l’Istat comunicherà che l’inflazione è del 5% annuo.
Una inflazione al 5% significa che lo stesso carrello della spesa, che l’anno scorso ci costava 100 Euro, quest’anno ce ne costa 105.
Significa che il mio denaro si è “svalutato” del 5%. Se un anno fa con 100 Euro riempivo il carrello, ora quegli stessi 100 euro non mi bastano più; in altre parole con gli stessi soldi di prima posso comprare meno di prima.
Si dice pertanto che il mio denaro ha perso potere d’acquisto.
Come l’inflazione ti frega
Io già ti vedo che stai pensando che il 5% è una piccola riduzione, in fondo che ci cambia se il nostro potere di acquisto diminuisce del 5%?
Ecco questa è esattamente il modo subdolo con cui l’inflazione si mangia i tuoi soldi e ti fa diventare più povero senza che te ne accorga: vediamo perché.
Ipotizziamo che il nostro carello della spesa oggi costi 100 e che ci sia un’inflazione costante del 5%.
Per calcolare quanti soldi mi servono devo moltiplicare il mio valore iniziale (cioè 100) per 1+ il tasso di inflazione, cioè 1,05 in questo caso. Ovviamente avrò come risultato che dopo un anno mi serviranno 105 Euro. Moltiplicando questo valore per 1,05 posso vedere che dopo 2 anni per riempire il carrello mi serviranno 110,25 Euro.
Dop 5 anni ce ne vogliono 127. Dopo 10 anni 162, cioè il 62% in piu’ di quando abbiamo iniziato. Ed ora dimmi, negli ultimi 10 anni il tuo stipendio e’ aumentato del 62%?

Ma nella realtà invece, qual è l’inflazione in Italia? Per scoprirlo utilizziamo questo grafico pubblicato sul sito rivaluta.it che si basa sulle serie storiche ISTAT, che misurano l’inflazione dal 1955 ad oggi.
Come puoi vedere, in questo periodo l’inflazione è passata da un valore minimo del –0,4% nel 1959 ad un valore massimo del 21,2% nel 1980.
Guardando il grafico possiamo subito identificare 2 fasi molto diverse tra loro:
-La prima che va dagli anni 50 ai primi anni 90, caratterizzata da tassi di interesse molto alti e forti variazioni annuali
-La seconda che va dagli anni 90 ad oggi, con tassi di inflazione decisamente più bassi e variazioni annue limitate, escludendo naturalmente il periodo 2022-2023
Le cause dell’inflazione
Ma quali sono le cause dell’inflazione? Cosa fa sì che i prezzi aumentino nel 2021 dell’1,9% ed un anno dopo, nel 2022 di oltre l’8%?
I motivi per cui i prezzi aumentano o diminuiscono possono essere diversi ma possiamo riassumerli in 3 principali categorie:
- la quantità di moneta disponibile in un sistema economico e la velocità con cui circola. Su questo punto ci torneremo tra poco.
- la legge della domanda e dell’offerta: abbiamo visto che un aumento della domanda fa aumentare i prezzi mentre un aumento dell‘offerta li fa diminuire
- degli shock esterni: ad esempio un aumento improvviso dei costi dell’energia, come e’ avvenuto negli anni ’70 con i cosiddetti shock petroliferi ed in parte nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina.
Inflazione e deflazione
Sinora abbiamo detto peste e corna dell’inflazione per cui ti sarai convinto che l’incremento dei prezzi è sempre una cosa negativa e sarebbe molto meglio se i prezzi diminuissero, vero?
E invece no!
Mentre dei livelli di inflazione molto alti possono creare seri problemi alle persone e all’economia in generale, una crescita limitata dei prezzi è invece ritenuto un indicatore di una buona salute dell’economia di un paese.
Il circolo virtuoso che sta dietro è semplice: in un’economia florida i cittadini hanno più soldi da spendere, la domanda aumenta ed i prezzi aumentano leggermente; le aziende attratte dalla possibilità di fare più profitti aumenteranno la produzione e potranno permettersi di assumere più persone, che hanno quindi più soldi da spendere ed il ciclo si ripete.
Ok, questa era facile. La prossima invece è un po’ più controintuitiva. Verrebbe infatti da pensare che se i prezzi che aumentano sono un male, allora i prezzi che diminuiscono sono un bene.
Intanto occorre un chiarimento fondamentale sui termini: quando senti in tv che l’inflazione è in calo, non significa che i prezzi stanno scendendo.
L’inflazione misura la crescita dei prezzi, per cui inflazione in calo significa che i prezzi stanno crescendo meno che in passato ma stanno ancora crescendo.
Ad esempio, nel 2022 l’inflazione era all’8,1%, nel 2023 era al 5,7% e nel 2024 all’1%. Quindi l’aumento dei prezzi è diminuito, ma i prezzi sono comunque aumentati. Se ad esempio un orologio costava 100 Euro nel 2021, il suo prezzo sarebbe salito a 108 nel 2022, a 114 nel 2023 ed a 115 nel 2024. Il prezzo aumenta, ma aumenta di meno, come possiamo vedere dalla pendenza del grafico.

Quando i prezzi diminuiscono invece, cioè quando un qualsiasi prodotto costa oggi meno di quanto costava ieri, parliamo di deflazione. Ed ora cerchiamo di capire perché la deflazione non è mai una buona notizia.
Facciamo finta che dopo 3 anni di onorato servizio, stai pensando di cambiare il cellulare. Hai già identificato il modello giusto, l’hai visto la settimana scorsa in vetrina nel tuo negozio di fiducia a 500 Euro. Ieri ci sei ripassato davanti ed hai visto che era in vendita 490 Euro. Per curiosità fai un salto anche oggi e vedi che il prezzo è sceso a 480.
Se ti aspetti che domani il prezzo sarà più basso di oggi, rimanderai il tuo acquisto a domani, e poi a dopodomani e così via. Così facendo la domanda collettiva diminuirà e come conseguenza i prezzi continueranno a scendere. Ma se i prezzi scendono meno imprese saranno disposte a produrre, quindi avranno bisogno di meno lavoratori e quindi diminuiranno i soldi che le persone possono spendere, e via dicendo in un circolo vizioso che rischia di creare seri danni all’economia.
Forse era un esempio un po’ estremo, lo so. Ma mi serviva per rendere evidente perché le banche centrali non vogliono che ci sia un’inflazione troppo alta ma non vogliono nemmeno che non ce ne sia affatto.
Le banche centrali: quali armi hanno per combattere l’inflazione?
Le principali banche centrali, ad esempio la BCE in Europa e la Fed negli Stati Uniti, hanno proprio nel loro mandato di tenere l’inflazione bassa e stabile, intorno al 2% l’anno.
E visto che abbiamo citato le banche centrali cerchiamo di capire quali sono gli strumenti che hanno a disposizione per contrastare l’inflazione:
Ben non moltissimi in realtà ma comunque efficaci. Semplificando una banca centrale può agire su due leve:
- la quantità di denaro in circolazione (ad esempio stampando nuova moneta quando bisogna dare uno stimolo all’economia durante i momenti di crisi) e
- i tassi di interesse. La leva dei tassi è proprio quella che normalmente viene utilizzata per far scendere l’inflazione.
Tra il 2022 e 23 avrai sicuramente visto mille articoli di giornali o TG che parlavano dei 10 rialzi dei tassi praticati dalla BCE a cui poi sono seguiti tra il 2024 ed il 2025 8 diminuzioni.
Ma perché un aumento dei tassi, ha un impatto sull’inflazione? Perché modificando i tassi, ho la possibilità di influenzare la domanda. Vediamo come.
Quando una banca centrale alza i tassi di interesse, aumenta il costo che le banche commerciali devono sostenere per prendere soldi in prestito dalla banca centrale.
A loro volta, le banche commerciali aumenteranno i costi che le aziende o i privati avranno quando richiederanno un finanziamento.
Quindi se la banca mi aumenta i tassi e diventa più costoso fare un finanziamento per comprare il nuovo televisore o fare un mutuo per cambiare casa, allora è probabile che rinunci a comprare il televisore o la casa. O almeno che rimandi la decisione a quando le condizioni saranno più favorevoli.
Se in molti rinunciano ai propri acquisti, diminuisce la domanda, l’economia rallenta la sua crescita ed il tasso di inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, inizia pian piano a diminuire.
Naturalmente, tutto questo non accade dall’oggi al domani. Perché questo processo porti ai risultati sperati ci vogliono dei mesi, durante i quali molte persone si vedranno i mutui variabili schizzare alle stelle, o perderanno il lavoro o rinunceranno al sogno di una casa nuova.
Ma questo, anche se doloroso, è l’obiettivo della banca centrale: raffreddare l’economia per fare in modo che cali l’inflazione.
Va da se’ che poi ad un certo punto la banca centrale inizia a fare l’operazione opposta. Quando l’inflazione sta calando e l’economia sta iniziando a rallentare, allora si prenderà in considerazione l’idea di cominciare a tagliare i tassi per dare nuovo stimolo all’economia.
E sarà importante farlo nei tempi giusti per evitare che nel frattempo l’economia non vada in recessione.
In pratica, quel mezzo miracolo che dopo la botta di inflazione del 22-23 fino ad oggi sono riusciti a fare sia la BCE che la Fed. Poi è arrivato Trump e di cosa succederà tra 15 minuti non c’è certezza!
L’impatto dell’inflazione sul risparmiatore
Dopo aver visto cos’è l’inflazione, cosa la causa e cosa fanno le banche centrali per tenerla sotto controllo ci resta un ultimo punto da affrontare: che impatto ha l’inflazione su noi risparmiatori?
Beh a dir poco devastante, se rimaniamo fermi a subirla passivamente.
Ipotizziamo di avere 10.000 fermi sul conto corrente con un’inflazione fissa al 3%. Come abbiamo detto prima l’inflazione riduce il mio potere d’acquisto, i miei soldi, tra un anno varranno meno di oggi. I miei 10.000 euro tra 5 anni varranno 8.600; tra 10 anni 7400 e tra 20 anni si saranno svalutati a 5.500 euro, cioè avranno perso il 45% del loro potere d’acquisto. Meglio che non ti dica cosa accadrebbe se il tasso di inflazione fosse l’8%…

Ma c’è una buona notizia. Non siamo costretti a subire passivamente l’inflazione.
Possiamo, anzi è il caso di dire che dobbiamo investire i nostri soldi, per fare in modo che il loro valore non solo si preservi, ma addirittura cresca nel tempo.
Ma per farlo dobbiamo prima di tutto diventare degli investitori consapevoli, che è proprio l’obiettivo che cerchiamo di raggiungere assieme qui su BITE Salad.
Naturalmente non pensiamo di raggiungerlo in pochi minuti, sappiamo che il percorso è lungo e insidioso.
Spero però che questo articolo ti sia stato utile per riuscire a compiere un altro passettino in questo cammino verso la libertà finanziaria.
Nei prossimi giorni uscirà su YouTube il relativo video. Non appena sarà online lo aggiungerò su questa pagina.
EDIT 21/7/25: Come promesso ti condivido il video uscito su YouTube, puoi giardarlcoqui di seguito. Buona visione!
